Cultura - Comune di Quistello (MN)

Cultura - Comune di Quistello (MN)

Quistello, adagiato sulla riva destra del fiume Secchia, deriverebbe il proprio nome dal Custellum, un emissario del Po Vecchio
che scorreva a fianco dell'abitato alto medioevale e lo delimitava sul lato settentrionale. Il toponimo “Custello” compare
nel celebre atto di donazione, risalente al 1007, con cui Tedaldo di Canossa dona il territorio, il castello e la chiesa a San
Benedetto, segnando la fondazione del celebre monastero polironiano: “Nel nome del Signore Dio e dal nostro Salvatore Gesù Cristo,
 essendo Enrico re. 

Io, nel nome di Dio Tedaldo marchese, figlio del fu Adalberto, anch’egli marchese, che professo secondo la mia
nascita la legge dei Longobardi, per il bene della mia anima e di quella della mia defunta consorte Guilla e dei miei figli, voglio,
dispondo e stabilisco che quella basilica che io ha fatto costruire nell’isola della di San Benedetto di mia proprietà, ed è dedicata
in onore di santa Maria e di san Benedetto e di san Michele arcangelo e di san Pietro apostolo, per volontà di Dio e  secondo
la presente disposizione, diventi in perpetuo un monastero. Ad esso assegno  la metà di quella stessa isola presso il fiume Po, con la
metà della corte, la metà delle case massaricie e di tutte le cose, campi, vigne, prati pascoli, selve e boscaglie, verghereti, peschiere,
paludi, isole e tutto ciò che è di pertinenza di quella metà dell’isola. Inoltre una corte rurale con il castello e la cappella
che vi è costruita nel luogo che viene chiamato Quistello. Questi sono i confini della corte: a mattinata il Bondeniolo, a mezzodì
la palude di Saliceto, a occidente il fiume Po, di sotto (a nord) il crostoso.  Inoltre quattro mansi, e quatto terre disboscate di recente,
 con tre mulini, nella località di Villole. Inoltre parecchie proprietà in Casalbarbato  e cinque servi i cui nomi sono: Rozo con sua
moglie e il figlio Martino, Biado, Giovanni, Sigezo, tutti di nazionalità italica”

In effetti, anche il  territorio di Quistello, come del resto tutta la zona che fin dall’antichità vide presenze delle varie popolazioni
 che percorsero la valle del Po : Celti, Etruschi, Romani, Unni, Goti, Bizantini, Longobardi, Franchi per citarne i maggiori,
 presenta una rilevanza archeologica come hanno sottolineato i recenti scavi che hanno portato alla luce insediamenti tardoantichi
 e romani, in particolare nella frazione di Nuvolato e gli studi effettuati nell'area del vecchio castello dove sono stati ritrovati
pregiati reperti di ceramiche rinascimentali.

Attorno al 1336  (probabilmente con lavori protrattisi dal 1288 al 1360) il Secchia è portato a sfociare in Po presso Mirasole
di San Benedetto Po da Cavezzo dove si impaludava, e quindi a passare sul fianco ovest di Quistello. Esiste una certa disputa circa
il motivo di tale deviazione: forse per completare la bonifica dell'area di San Benedetto Po o per rendere possibile la bonifica
di aree prossime a Mirandola e per evitare che quest'ultima Città fosse frequentemente allagata dalle piene del fiume.

Il castello nei primi trecento anni di governo dei benedettini fu oggetto di numerosi saccheggi. Cronache coeve narrano del passaggio
sul territorio degli armati condotti dal capitano di ventura Guarnieri di Urslingen, svedese, che nella primavera del 1343, nella
guerra contro Mantova e Padova valica il Po ed entra nel mantovano a Quistello. 

Commette ovunque danni e violenze, d’altra parte
il suo programma era sintetizzato nelle parole del motto scritto nella sua insegna d’argento che portava al petto che  recitava
“duca Guarnieri, signore della gran compagna, nimico di Dio, della pietà e di misericordia” Altre cronache raccontano della
devastazione portata nel contado di Quistello  e del vano tentativo di assalto al castello dalle milizie al soldo di Milano nella guerra
contro Mantova, condotte dal condottiero Corrado di Altinberg, tedesco. L' Abate Rodolfo pensò di incaricare tramite investitura,
Lodovico III° di Gonzaga , della difesa del castello e delle sue terre. Egli, interessato alla posizione veramente interessante
dell'edificio per il controllo del territorio a sud delle proprietà gonzaghesche, sfruttò la situazione a suo favore. Lodovico, infatti,
sistemò e ampliò tra il 1370/'80 le mura di cinta e i sistemi di difesa del castello spendendo una grossa cifra di denaro e l'Abate
che non era certo in grado di restituire la somma dovette compensare con la cessione del castello e delle proprietà attigue al
Gonzaga ed ai suoi eredi. L'unico obbligo che aveva "il Magnifico Lodovico" era la fornitura di cera annuale all' Abbazia di S. Benedetto.

Il castello deve aver avuto un'innegabile importanza, aspetto formidabile e mirabile imponenza di fabbricati, torri
(una grande "turris magna" e una nuova "turris nova"), un muro di difesa di perimetro alto dodici tredici braccia, (circa sei metri)
che chiudeva tutto il quadrilatero entro il quale si trovavano la casa del vicario, le dimore del presidio e altre ancora,
"per quanto ne dice il documento della prima investitura".

Quistello raffigurata nella Galleria delle carte geografiche – Musei Vaticani

 Il castello fu abbattuto nei primi decenni del 1700, per editto austriaco, per vetustà

e perchè aveva perduto la sua importanza strategica, ma il borgo antico che era sorto attorno

alla grande costruzione ancora oggi influenza la conformazione urbanistica del centro storico.

Con le pietre recuperate dalla demolizione venne ricostruita nel 1732 su disegno
del ticinese Giovanni Maria Borsotto la chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo.
Il 15 settembre  1734 il paese fu testimone di un fatto d’arme della guerra di successione al trono di Polonia

che gli storiografi francesi chiamano "echec” (scacco) e non battaglia per minimizzare la sconfitta subita

ad opera degli Imperiali della Casa d’Asburgo d’Austria.

Il territorio Quistellese è sempre stato zona di confine: nel medio-evo, finita l’epoca Canossiana e con l’avvento dei Comuni, era al limite con il modenese, poi al tempo delle signorie fu confine tra i Gonzaga e gli Estensi che dominavano Modena,  in seguito nel 1708 con la caduta dei Gonzaga di Mantova tornò con tutto il mantovano a far parte dei possedimenti imperiali della famiglia d’Asburgo d’Austria. Nel periodo napoleonico appartenne alla Repubblica Cispadana, poi Repubblica Cisalpina ed infine Regno d’Italia. Con il ritorno dell’Austria nel 1815 divenne territorio del Lombardo-Veneto confinante con il Ducato di Modena. Ora è ricompreso nel basso mantovano – destra Secchia ed è territorio lombardo incuneato tra il Veneto e l’Emilia.


Il Risorgimento non vide Quistello, allora dominata da poche ricche famiglie agrarie conservatrici, particolarmente attiva, al contrario di altre municipalità della zona quali Ostiglia, Sermide, Poggio  Rusco,  Suzzara. Unico aneddoto che riporta un toponimo quistellese nelle cronache militari del tempo è quello della prima guerra di indipendenza del 1848,  in cui si racconta che i barconi utilizzati dai Bersaglieri del Regno di Sardegna per discendere il Po da Borgoforte e portarsi all’assalto del presidio austriaco di Governalo, episodio dell’assedio di Mantova, vennero ormeggiati, dopo lo sbarco,  in riva destra del fiume Po a Sabbioncello.  Nel 1866, alla fine della terza guerra d’indipendenza, che vide l’armata italiana del generale Cialdini schierata lungo il Po da Borgoforte a Ferrara,  Quistello divenne Regno d’Italia.

 

La società quistellese che nella metà dell’ 800 usciva dall’ “Ancien Règime” è efficacemente descritta dalle parole del medico Romeo Romei , apostolo degli ultimi, che operò nella nostra zona : “Quando entro in una stalla - disse Romei - rifugio ammorbante per cinque mesi dell’anno della moltitudine dei campi, ovvero in una di quelle tane che servono di dimora al povero, dove non vi è selciato, ma una umidità permanente sale dal suolo e discende dalle nude pareti; quando salgo quei pioli delle scale di legno e vado su al secondo piano, per modo di dire, ove per visitare l’infermo, bisogna che mi inchini e in un misero giaciglio trovo questo infelice; dove l’inverno passa da tutti i lati l’umidità e il freddo; dove il buco che serve da finestra, non ha ripari e lascia, a stento, passare la luce e giù dal tetto sconnesso e senza riparo, scende la piova In verità, non so che pensare della vantata civiltà presente (...). E quando per via mi imbatto in uno di quei pellagrosi, non abbastanza alterati nella mente per essere ricoverati all’ospedale, ma dall’occhio perduto, dalla fisionomia apatica, come uno schiaffo mi percuote il viso, a me nutrito, (...). Visitando le scuole, si scoprono sopra 100 fanciulli, almeno trenta scrofolosi, anemici,rachitici”, o da quelle di Tommaso Codifava, libero pensatore, socialista e sindaco di Quistello che visse ed operò tra la seconda metà dell’ 800 e la prima del '900: “A Quistello non vi erano né socialisti, né democratici. Vi era un ambiente semifeudale, in cui dominavano incontrastati i ricchi conservatori e reazionari dei più noti. Vi erano anche diversi lavoratori della terra e alcuni maestri elementari,  che seguivano, con vive simpatie, le lotte e la propaganda della democrazia Mantovana. In precedenza ci fu il movimento turbinoso, ma efficacissimo, dell’ing. Sartori Eugenio, a favore dei contadini di tutta la nostra provincia. L’ambiente del mio paese era tale che nessuno si  arrischiava di dire il suo parere liberamente o di fare osservazioni ai dominatori della nostra vita pubblica del luogo. Nei pubblici esercizi parlavano soltanto i sopracciò della moderateria e le loro parole costituivano verità assolute. Si pensava e si diceva  - I signori sono quelli che sanno di più e sono quelli che hanno ragione -..Per conto mio, incominciai a pensare - in unione ad alcuni pochi amici - che anche noi poveri eravamo degli uomini, che dovevamo avere il diritto di dire il nostro parere sulle cose del giorno e di fare le nostre osservazioni rispettose nei riguardi dell’amministrazione Comunale.”  Sempre il Codifava  così descriveva Quistello ad inizio del 900 nelle sue memorie: “Quistello è uno dei comuni rurali più importanti della provincia di Mantova. Si compone di 14 mila abitanti, con una estensione territoriale di 7706 ettari corrispondenti a Biolche Mantovane 23118. La fertilità del suo suolo è una delle migliori, non solo della provincia, ma dell’intera Nazione.Questo comune, dal 1867 - epoca della sua liberazione, con tutto il Lombardo Veneto, dalla dominazione Austriaca - fu sempre amministrato dai rappresentanti il partito clerico-moderato, che poi, dal 1903 al 1914, si chiamò partito "liberale’’.

Ci fu solo una breve parentesi, fra gli ultimi mesi del 1889 a tutto il 1890, in cui l’amministrazione passò ad un blocco democratico-popolare. Poi ritornano i rappresentanti dei partiti precedentemente indicati, che durano sino al Giugno del 1914. - Ora si deve avvertire che con legge 10 Agosto 1922, N° 1206, le frazioni di S. Giacomo delle Segnate e di S. Giovanni del Dosso sono state staccate dal Capoluogo e costituite in Comuni Autonomi. Di conseguenza, quello che prima era il Comune di Quistello, oggi è stato suddiviso così:

Comune di Quistello, con estensione territoriale di ettari 4556 e con abitanti 8998.

Comune di S.Giacomo delle Segnate con estensione territoriale di ettari 1623 e con abitanti 3006.

Comune di S.Giovanni del Dosso con estensione territoriale di ettari1526 e con abitanti 2341.”

 A Quistello operarono anche persone ed associazioni filantropiche e caritatevoli: nel 1876 l'Ospedale Bastasini di Quistello venne eretto Ente Morale.  Fu creato con un lascito privato  l’ “ospizio” o  “ricovero”, come allora si diceva, per persone anziane e bisognose  che venne intitolato al suo benefattore Francesco Trombelli.  Il Comune venne premiato per l’impegno alla lotta contro la “pellagra”.

I quistellesi vissero tutte le varie vicende economico-sociali e politiche che attraversarono l’Italia della fine dell’ 800 : la meccanizzazione delle campagne, le lotte sociali, le nuove rivendicazioni, la prima guerra mondiale, il fascismo, la seconda guerra mondiale, il ritorno alla democrazia.

 

Quistello l’ultima volta che vide passare la Grande Storia, per fortuna senza battaglie, fu quando nelle giornate che vanno dal 22 al 25 apile 1945, durante la seconda guerra mondiale,  si trovò ad essere nella direttrice di attacco della 5^ Armata americana che attraversava il Po inseguendo i tedeschi in rotta.

Le fortificazioni del Mantovano in un'antica carta. E’ visibile Quistello


 


  La battaglia di Quistello


Quistello 1940-1945 : un paese nella guerra

 

Un ritorno durato sei anni: la storia del quistellese Mario Rossi

 

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